Croci celtiche e svastiche sventolano nelle curve degli stadi italiani. Ma gli ultras sono davvero fascisti? A quanto dicono i giornali è proprio così, questi gruppi organizzati di tifosi sarebbero fascisti-mafiosi, che controllano un business smisurato e che fanno della violenza il loro biglietto da visita, con lo scopo non più di sostenere la propria squadra, bensì di arricchirsi.
Tutto vero, o quasi. Procediamo con ordine, andando un po’ indietro nel tempo fino ad arrivare agli anni ’70.
Sono gli anni delle manifestazioni studentesche, anni di disordini, che non mancano di certo all’ interno degli stadi. Sono gli anni in cui la bandiera raffigurante il Che campeggia nelle curve di Milan, Livorno, Torino e in cui i tifosi di Juventus, Inter e Lazio si dicono fieri di appartenere alla destra più estrema. Ma prima di tutto questo, il campo e la squadra del cuore sono la cosa più importante, gli scontri tra tifoserie si devono agli esiti dell' incontro, prima che all’ appartenenza politica. Andando avanti con gli anni il calcio assume sempre più importanza, i soldi iniziarano ad arrivare in abbondanza e alcuni gruppi di tifosi capiscono che c’è la possibilità di farsi un bel gruzzoletto.
Così cominciarono a smerciare prodotti in modo irregolare. Fin qui può andare ancora bene, magliette e felpe non fanno male a nessuno, solo un piccolo e ulteriore mercato nero che difficilmente può destare scandalo nella corruttela generale di questa "repubblica".
Ma poi iniziarono a infiltrarsi nelle curve veri e propri criminali che col calcio non hanno nulla a che vedere e che portarono con sè tutte le regole della malavita. Così, se prima in curva girava qualche spinello, ora è la cocaina a farla da padrona. Se prima gli ultras di squadre rivali non si potevano vedere, ora stringono accordi ‘commerciali’ e si coalizzano, proprio come dei clan. Se prima i tifosi che condividevano la passione per la stessa squadra erano prima di tutto compagni uniti, ora è la diffidenza a regnare e la fiducia reciproca è rara come la neve d’ estate.
Esemplare è la vicenda di Walter Settembrini, appartenente al gruppo di tifosi rossoneri dei Commandos Tigres, massacrato di botte da membri del gruppo Ultras Guerrieri, appartenente anch’ esso alla curva sud, perchè accusato di essere un confidente della digos.